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• 1975 Kraftwerk - Radio-Activity
EMIDurata: 37:48
 
Vi sono lavori che segnano indelebilmente il mondo della musica, vanno oltre la loro epoca e diventano simboli di un certo mondo musicale, o lo creano. “Radio-Activity” è uno di questi, si tratta di un concept-album dei Kraftwerk, una delle più grandi e importanti band di Elettronica che siano mai esistite, riguardante le onde radio, un vero e proprio poema dell’era moderna che al posto di esser scritto da un poeta, è scritto da ingegneri, bizzarra cronaca dove tali entità inanimate acquistano vita, parlano all’uomo, e assumono addirittura un che di glorioso, epico.
L’album è un perfetto esempio di Elettronica minimale, ancora sperimentale, ma più accessibile rispetto a cose precedenti del gruppo e di altri precursori come Stockhausen, inizia a delinearsi quel tipo di Elettronica aperta al pubblico che in seguitò genererà diversi mondi sonori ad uso e consumo di un vasto pubblico. Dunque il suono è minimale, e a tratti per l’epoca ostico, ma anche melodico, spesso fino al paradosso toccando l’ironia (già presente nel titolo a doppio senso), come in “Airwaves” dove appunto tale argomento tecnico diventa pretesto per un brano che sembra un pezzo Surf-rock anni cinquanta in salsa elettrica, o la funky “Antenna” con un uso minimale del sintetizzatore, strumento allora nuovo al mondo della musica per le masse, e melodie spaziali.
Vi è anche il dolcemente epico come in “Radioactivity” con momenti angelici ed evocativi grazie ai cori, e “Uranium” dove la voce artificiale è coperta da voci solenni; veri e propri siparietti di alcuni secondi, come l’iniziale “Geiger Counter” e “Intermission”, mentre momenti di pura sperimentazione si hanno nelle frequenze di “News” e nel dialogo robotico di “The Voice of Energy” dove appunto l’energia ci parla direttamente in lingua teutonica, con una fredda dichiarazione di fedeltà che sa molto di minaccia implicita.
Il lavoro è concluso dalla spiritosa “Ohm Sweet Ohm”, ingegnoso gioco di parole che nei fatti si realizza sotto forma di brano a metà strada tra la colonna sonora di un videogioco (anni ottanta, si tenga ben presente per capire perché i Kraftwerk erano già avanti) e la musica popolare, introdotto da una voce artificiale e poi portato avanti dalla strumentazione elettronica.
Credo questo sia l’esempio di come con un certo minimalismo ragionato, in tempi non sospetti, si poteva creare un lavoro che in un colpo solo è piacevole, attira il pubblico, e mantiene un certo grado di sperimentazione tematica e compositiva. A mio parere uno dei figli più preziosi di questi padri dell’Elettronica, e un disco che ognuno dovrebbe avere nella propria musicoteca.
Voto: 10/10
Tracklist:

  1. Geiger Counter
  2. Radioactivity
  3. Radioland
  4. Airwaves
  5. Intermission
  6. News
  7. The Voice of Energy
  8. Antenna
  9. Radio Stars
  10. Uranium
  11. Transistor
  12. Ohm Sweet Ohm

Home Page:

www.kraftwerk.com


Autore: Davide "Forgottentear" Pappalardo
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