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| 1986 |
Slayer - Reign in blood
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| Def Jam Records | Durata: 29'.03 |
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Gli Slayer sono sempre stati un gruppo eccessivo.
Eccessivi nei testi, nel look, nell’iconografia, nell’attenzione dedicata a tematiche scomode come satanismo, nazismo, anticlericalismo, violenza.
Prima ancora, però, sono una band spesso e volentieri eccessiva soprattutto nella qualità dei dischi.
“Reign in blood” ne è l’esempio per definizione.
Dato alle stampe nel 1986, il terzo lavoro in studio dei californiani, oltre ad essere ormai riconosciuto come l’apice della loro discografia, ha assunto ben presto lo status di pietra miliare nella storia pluridecennale del metal.
Potrebbe sembrare la solita enfatizzazione, ma basta inserire il platter nel lettore cd e le conferme non tardano ad arrivare.
Se il binomio “Show no mercy” ed “Hell awaits” aveva già posto le basi del successo, la release in questione fa segnare un deciso balzo in avanti, anche grazie alla presenza di Rick Rubin in cabina di produzione, imponendosi per la sua portata innovatrice e regalando al quartetto la consacrazione in ambito internazionale.
D’altronde, non è un caso se molte delle soluzioni stilistiche forgiate a quel tempo, hanno reso il combo losangeleno, da un lato, antesignano del segmento thrash/speed e, dall’altro, punto di riferimento per molti altri epigoni succedutisi negli anni a seguire.
A dispetto della brevità (i 10 pezzi non durano, complessivamente, più di mezzora), l’album è un superbo concentrato di potenza, velocità e ferocia, nel quale spiccano brani da consegnare agli annali.
Il suono è caratterizzato dall’altissima frequenza del ritmo e da tremendi assoli incrociati del duo alle chitarre Hanneman-King.
Alcune canzoni non sono prive, comunque, di repentini, relativi rallentamenti, dall’incidere cadenzato e molto trascinante: emblematici, in tal senso, i magnifici stacchi in “Angel of death” e “Raining blood”.
In altri frangenti, invece, come “Jesus saves” e “Criminally insane”, è l’inizio stesso del brano ad essere connotato da un riffing più lento e pesante, che prelude a violentissime accelerazioni.
L’abilità degli Slayer sta nel conferire al disco i crismi dell’assalto sì furioso e spaventosamente aggressivo, ma mai cacofonico o disordinato, giusto per stordire l’ascoltatore.
Il tutto è reso possibile non solo dalla lucida vena compositiva che arricchisce il disco, ma anche dalla performance alle pelli del fuoriclasse Dave Lombardo, batterista di caratura eccelsa per precisione e capacità tecniche.
Nel contesto generale, meritano la citazione d’onore i pezzi d’apertura e chiusura dell’album, divenuti classici incontrastati della band e presenti, puntualmente, nella setlist di ogni esibizione dal vivo.
“Angel of death”, le cui liriche si rifanno alle gesta di Josef Mengele (il medico nazista che eseguiva esperimenti sui prigionieri dei lager, n.d.r.), ha un attacco abrasivo e brutale, rotto dall’urlo atroce di Tom Araya e dall’irrompere della doppia cassa. Subito dopo, inizia un serrato tappeto ritmico, accompagnato dalle vocals assassine ed incalzanti del bassista. Si arriva, così, al break centrale che, costruito su un’efficace e coinvolgente combinazione batteria-chitarra, introduce la seconda parte della canzone, altrettanto devastante e palestra ideale per gli headbangers.
“Raining blood” inizia con il suono tetro dei tom, sul quale si innesta un riff tanto celebre quanto micidiale. Analogamente ad “Angel of death”, anche il brano finale dell’album si distingue per la struttura a parti alternate, velocissime in apertura, poi più cadenzate ma sempre sostenute, e per il convulso assolo conclusivo, che lascia senza respiro.
Il tuono e lo scrosciare della pioggia intervengono improvvisi a segnare la fine delle ostilità, ed è uno di quei casi in cui si può parlare a ragion veduta di “quiete dopo la tempesta”.
A distanza di 21 anni, “Reign in blood” conserva la sua importanza seminale, detenendo ancora lo scettro di album-guida per addetti ai lavori ed estimatori delle sonorità pesanti.
Ci riesce in virtù di valori tecnici ed espressivi di primissimo ordine, che nemmeno le accuse, le polemiche e le diatribe sulle posizioni politiche e iconoclaste degli Slayer, sono riuscite a svilire.
Non sarà facile scalzarlo dal trono.
Voto: 10/10
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| Tracklist:
- Angel of death
- Piece by piece
- Necrophobic
- Altar of sacrifice
- Jesus saves
- Criminally insane
- Reborn
- Epidemic
- Postmortem
- Raining blood
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| Home Page:
http://www.slayer.net
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Autore: Andrea "The Captain" Bergamo |
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