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• 1984 Manowar - Sign of the Hammer
10 Record LtdDurata: 39 min.
 
Ad essere onesto la scelta di un disco rappresentativo dei Manowar è stata più complicata del previsto.
Primo perchè è stato uno dei primi gruppi metal che ho cominciato ad ascoltare all'età di 14 anni, secondo perchè ne possiedo l'intera discografia e ne conosco alla perfezione quasi tutte le canzoni (e quindi sono un po' di parte), terzo perchè oggettivamente scegliere un solo esempio della band Newyorkese è un'impresa ardua vista la validità di tutti i loro lavori, specialmente nel periodo anni '80.
Penso non ci sia molto da dire di nuovo sulla biografia dei Manowar.
Autoproclamatisi "re del metallo", sono forse l'espressione più importante dell'heavy/power metal epico per eccellenza. Le radici della band trovano infatti origine nelle influenze musicali dei precursori del genere come Virgin Steele, Omen, Warlord. La discografia dei Manowar, cominciata nel lontano 1982 con il debut album "Battle Hymns", non ha mai in realtà conosciuto una radicale evoluzione nè dal punto di vista musicale, nè tantomeno dal punto di vista delle tematiche affrontate e del songwriting, fatto che dimostra come il gruppo non abbia mai amato e non sia mai andato alla ricerca di ardite sperimentazioni musicali o ancor peggio di compromessi con le varie labels a discapito delle proprie idee. Forse proprio questo risulta essere uno dei punti di forza della band, che si è conquistata negli anni un nutrito numero di "defenders" in tutto il mondo.
"Sign of the Hammer" del 1984 è il quarto album in ordine cronologico della band, la cui formazione può dirsi storica: Eric Adams alla voce, Joey DeMaio al basso, Ross the boss alla chitarra e Scott Columbus alla batteria. Insieme i quattro musicisti hanno dato vita a molte delle canzoni che rimarranno per sempre come simboli dell'epic metal.
Questo lavoro, secondo il sottoscritto sintetizza al meglio tutte le caratteristiche della musica dei Manowar: assoluta immediatezza delle melodie, potenza unita a semplicità di esecuzione, estrema evocatività che suscitano testi inseriti in atmosfere epiche. Così, come nel più tradizionale stile Manowar, si passa da canzoni come "All men play on ten" ed "Animals", molto classic-heavy metal di stampo "made in USA" a "Thor", "Sign of the hammer", "The oath" e "Guyana", che grondano epicità da ogni passaggio attraverso maestosi cori, tempi sostenuti da cavalcate e ritmiche davvero travolgenti che richiamano in qualche modo alla mente la colonna sonora di un leggendario film come Conan il barbaro. "Mountains" risulta essere un bellissimo esempio di canzone d'atmosfera in cui un'interpretazione canora degna del migliore Eric Adams e un soffice tappeto ritmico costituito da note di basso suonate con armonici e lenti e prolungati soli di chitarra, ci danno l'impressione di essere sulla vetta di una montagna a dominare una magica vallata in puro stile fantasy.
Discorso a parte si deve fare per "Thunder Pick", consueta dimostrazione (come in tutti i dischi dei Manowar) della tecnica (forse un po' ripetitiva e non sempre precisa) e delle pregievoli doti compositive di Joey DeMaio, che con i suoi bassi a 4 e 8 corde dai manici sottilissimi (utizzando per questi praticamente delle corde da chitarra) riesce a suonare veramente di tutto. Non penso ci sia altro da aggiungere se non "DEATH TO FALSE METAL!

Voto: 10/10
Tracklist:

  1. All Men Play On Ten
  2. Animals
  3. Thor (The Powerhead)
  4. Mountains
  5. Sign Of The Hammer
  6. The Oath
  7. Thunder pick
  8. Guyana (Cult Of The Damned)

Home Page:

http://www.manowar.com


Autore: Paolo "Phantom Lord" Leoni
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