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• 05/02/2010 Fear Factory - Mechanize
AFM Records/AudioglobeDurata: 44 min.
 
Tornano i Fear Factory con l’accoppiata storica Bell/Cazares, un brivido lungo la schiena per questa ennesima reunion c’è, lo ammetto. Allo stesso tempo far uscire dalla squadra Herrera, che tra l’altro è il vero fondatore insieme a Cazares dei Fear Factory, proprio non la capisco, senza nulla togliere ad Hoglan, batterista che non credo abbia bisogno di presentazioni, ma che naturalmente da buon turnista qual’è, ha semplicemente messo la sua tecnica a disposizione del sound dei Fear, in poche parole fa le stesse identiche cose che faceva Ray Herrera.

Questi cambi sono serviti? Be’ il ritorno di Cazares sicuramente si, i Fear Factory che ci lasciarono nel 2005 con il flop “Transgression”, sembravano un gruppo con non uno ma una decina di piedi nella fossa.
”Mechanize” risolleva decisamente le sorti della band americana, pur rimanendo purtroppo un album di mestiere, più che buono, ma sempre di mestiere. Oltre a ritornare ad un sound decisamente più massiccio, dopotutto il riff mitraglia di Cazares è inimitabile, i Fear non aggiungono molto, finalmente decidono di non star li a comporre idiozie radiofoniche che non piacciono ai fans e che comunque per tutti gli altri rimangono pur sempre troppo estreme, ed intavolano un disco con diversi highlights ed un inutile intermezzo di 1 minuto e trenta secondi. La title-track insieme a ”Designing The Enemy" rappresentano il lato più sperimentale del disco, maggiormente orientato verso l’Industrial, con dei bei inserimenti elettronici atti ad evocare le solite atmosfere tecnologico futuristiche, marchio di fabbrica della band. Gli altri brani sono ben più diretti, dotati di un muro sonoro invidiabile a molti altri e sparati come proiettili a velocità esorbitanti, ritmiche tritasassi ed i classici inserimenti delle clean vocals sempre ariose, oniriche, epiche. Fin troppo chiari forse i richiami ad album come l’inimitabile “Demanufacture”, basta sentire canzoni come ”Powershifter” e ”Controlled Demolition”, a loro modo irresistibili, ma che sembrano essere sorelle minori di hit geniali come “Zero Signal” e “Self Bias Resistor”. Il punto di arrivo meno interessante rimane il singolo ”Fear Campaign”, traccia un po’ asettica e monocorde, che sembra costruita solo per stupire tramite le chirurgiche martellate della sezione ritmica. Ogni volta invece che ci si ragiona un po’ di più su un brano e si dosano i vari ingredienti con più cognizione di causa, escono invece fuori cose ben più interessanti come l’apocalittica ”Christploitation”, con tanto di note pianistiche dissonanti, e la finale ”Final Exit”, il brano più accattivante e melodico del disco ma dove non mancano sfuriate degne di nota che mantengono lo spirito dei Fear Factory ben stabile sul territorio che piace di più ai metalheads, peccato che poi venga trascinata inutilmente per 8 minuti, ma i 3 minuti finali son solo echi a distanza. Un buon nuovo punto di partenza, ora però abbiamo bisogno di un album più ragionato e meno auto-derivativo.

Voto: 7,5/10


Tracklist:
  1. Mechanize
  2. Industrial Discipline
  3. Fear Campaign
  4. Poweshifter
  5. Christploitation
  6. Oxidizer
  7. Controlled Demolition
  8. Designing The Enemy
  9. Metallic Division
  10. Final Exit

Home Page:
    http://www.fearfactory.com

Autore: Guybrush
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