Fotogallery
A
B
C
D
E
F
G
H
I
J
K
L
M
N
O
P
Q
R
S
T
U
V
W
X
Y
Z

Tutti

Ultimi Inseriti
• 05/2008 Seven Gates - The good and the evil
AutoprodottoDurata: 51‘39”
 
Gironzolando su Myspace mi sono imbattuto tempo fa in questa validissima band italiana chiamata Seven Gates, dedita ad un piacevolissimo power metal con robuste venature speed. Dopo aver ascoltato qualche brano, ho notato che i Seven Gates mettevano a disposizione per il download gratuito l’intero loro ultimo album intitolato “The good and the evil” e così non mi sono fatto sfuggire l’occasione. Questo album è semplicemente fantastico, ritengo sia il capolavoro che i Labyrinth non sono più stati capaci di comporre dopo “”Return to heaven denied”! Non è a caso che faccio questo paragone, visto che le sonorità di “The good and the evil” mi hanno fatto tornare alla mente proprio quell’album stupendo che portò alla notorietà i Labyrinth; i Seven Gates, però, assimilano la lezione di Roberto Tiranti & C. e la sublimano mettendoci la loro genialità. Questo disco sarebbe dovuto uscire addirittura nel 2006, ma la label che avrebbe dovuto stamparlo non rispettò mai l’accordo e l’album (il secondo, dopo il debut “Unreality” del 2002) è stato così distribuito direttamente dalla band nel maggio 2008; nel download gratuito i Seven Gates hanno addirittura inserito i vari files che permettono di stampare il booklet dell’album, in modo da creare un vero e proprio cd.
Le 10 canzoni che compongono il disco sono una più bella dell’altra ed ho davvero l’imbarazzo della scelta per trovare una mia preferita. Si parte con “Message to the stars”, brano molto orecchiabile in cui l’ottimo singer Federico Puleri (che qualcuno ricorderà anche come secondo chitarrista dei Vision Divine) mostra le sue grandi doti vocali, svelando di essere una delle migliori voci italiane in campo power! Grandi anche gli assoli chitarre/tastiere, ad opera di Tommy Vitaly, Marco Moroni e Fabrizio Marnica. In “Vengeance” aumenta la velocità, con la batteria di Lorenzo Innocenti in grande evidenza; immagino che questo brano dal vivo sarà un cavallo di battaglia della band. L’ombra dei Vision Divine comincia a fare capolino con “I don’t believe”, il primo minuto è un duetto piano/voce, mentre poi l’ingresso in scena degli altri strumenti trasforma il brano, rendendolo appunto abbastanza simile alle prime produzioni della band di Olaf Thorsen. Si torna a premere sull’acceleratore con “The dragon’ kiss”, pezzo di fronte al quale ho trovato impossibile rimanere fermo; molto belle, come al solito, le parti di tastiera di Fabrizio Marnica. “Ride the wild” è caratterizzata da una ritmica un attimo più ragionata e cadenzata, e da un coretto molto catchy in cui l’ottimo “Pulè” sforza le sue corde vocali, fino a picchi difficilmente raggiungibili da comuni mortali. In “Freedom”, altro brano abbastanza cadenzato con coretto molto orecchiabile, ho avuto modo di apprezzare il lavoro del bassista Simone Vermigli (nel frattempo sostituito nella band da Cristian Schiamone). Atmosfere epiche, quasi “rhapsodiane” in “Cry of Efestus”, un brano orecchiabilissimo tra i migliori dell’intero lavoro, con assoli di gran gusto delle due chitarre di Tommy Vitaly e Marco Moroni, ben sostenuti dalle tastiere di Fabrizio Marnica. Con “Honour and pride” si torna a respirare aria di Vision Divine e l’ottimo singer “Pule” regge benissimo il confronto con mostri sacri come Michele Luppi e Fabio Lione. “17 – Seven gates”, invece, è il pezzo che mi ha ricordato più da vicino i vecchi Labyrinth, tanto che oso affermare che non sfigurerebbe affatto nel già citato “Return to heaven denied”, accanto a gemme come “Moonlight” e “Thunder”. Questo incredibile album è chiuso da “Burning clouds”; doppia-cassa a manetta e riff di chitarra serratissimi contraddistinguono questo che forse è il brano più personale dei Seven Gates, nel quale si alternano momenti ariosi ad altri più oscuri. Ancora ottime le parti degli assoli a dimostrare, qualora ce ne fosse bisogno, la grande preparazione tecnica dei vari strumentisti. L’ottima registrazione (conclusa addirittura nell’aprile 2005!) è stata realizzata negli Zenith Studios di Frank Andiver, un’istituzione del metal tricolore.
Ricapitolando, “The good and the evil” è un disco fantastico di una band con ottime prospettive; per me una delle migliori uscite dell’anno! Non mi resta che attendere il terzo album “Betrayer” attualmente in lavorazione e voi cosa aspettate? E’ vostro dovere andare a scaricare la vostra copia di “The good and the evil” dei Seven Gates!

Voto: 9/10


Tracklist:
  1. Message to the stars
  2. Vengeance
  3. I don’t believe
  4. The dragon’ kiss
  5. Ride the wild
  6. Freedom
  7. Cry of Efestus
  8. Honour and pride
  9. 17 – Seven gates
  10. Burning clouds


Home Page:
    http://www.sevengates.it

Autore: Ninni "Ninneus" Cangiano
Ricerca per termini contenuti nel titolo.
Soilwork - Dirk...
Kaledon - Alex ...
Interferenze...
Lilyum - Kosmos...


Continua...
Adramelch
Aghora
Alkemyst


Continua...
Version 2.0