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• 2007 Gaia Epicus - Victory
Epicus/AudioglobeDurata: 47 min.
 
Dopo tanti e dovuti cambi di line-up, in parte per scelta dei musici, in parte per infausto destino toccato allo sfortunato bassista Yngve Hanssen, morto in un incidente stradale ancor prima della pubblicazione del precedente album, i power metallers norvegesi si ripresentano con questa nuova fatica, un line-up rinnovata e tante indiscrezioni su un sound diverso e più aggressivo.
Possiamo dire che le indiscrezioni sono state veritiere, tutta la parte ritmica è molto più incisiva che in passato, parte di questo muro sonoro creato è sicuramente dato anche da una produzione che, seppure ancora con molte pecche, risulta migliore di quella dell’album precedente (Il che è tutto dire). Con “Victory” i Gaia Epicus allargano i propri orizzonti, sconfinando in zone tecno-thrash e si scollano di dosso quelle voci che li volevano per sempre come una via di mezzo tra Gamma Ray e Primal Fear. Infatti oggi i Gaia Epicus sono il giusto centro di un triangolo formato da Gamma Ray, Primal Fear e Megadeth. Molte delle parti più spinte ricordano il songwriting del gruppo di Mustaine, in “Revenge is sweet” è quasi imbarazzante il modo in cui il vocalist norvegese copia l’ugola della band americana. A cosa serva quest'emulazione è ancora oscuro per la mia mente retrograda però vi posso assicurare che andando ad analizzare meglio, il brano, con le sue strofe scarne e tutt’altro che ispirate è uno dei più brutti episodi del disco, superato solo dalla stessa copertina dell'album, che in quanto a bruttezza se la combatte bene. Emulare talvolta non basta, altro che "dolci vendette".
Le parti più interessanti di questa evoluzione sonora invece sono i pezzi strumentali, dove tutti i musicisti danno il meglio di se in quanto a tecnica e ci regalano dei passaggi davvero interessanti e trascinanti. La parte finale di "Iron Curtain" o "Through the fire" ne sono validi esempi, entrambe non convincono più di tanto nella parte cantata, ma è una goduria per le orecchie sentire gli assoli: tecnica, melodia, ferocia...complimenti! Naturalmente il power rimane il primo amore della band, perciò i norvegesi ci deliziano subito con "New life", che segue il più classico schema del power metal d’impatto con tanto di acuti e backing vocals nel bridge che ci accompagnano verso l'epico ritornello. Ci saranno altri episodi simili nel corso dell'album: "Rise of the Empire", “Fortress of solitude” o l'anthem "Victory" con tanto di “Brothers of metal unite” e svariati “hail hail hail”, cantati con folla fittizia che acclama. Non convince invece “The sign” ed è ancora per colpa della linea vocale che non trascina e rende il ritornello scialbo, laddove, se il pezzo fosse stato solo strumentale, ne avrebbe di gran lunga guadagnato. I Gaia Epicus come al solito si trascinano, non si capisce bene che pesci vogliano ad andare a prendere, si dimenano tra brani power ed altri con appiglio thrash, ma quella linea netta che separa queste due sfaccettature è un po’ troppo marcata, manca una vera amalgama tra i due stili proposti. D’altra parte, nonostante i vari difetti, “Victory” contiene anche molti momenti interessanti, chissà se in futuro si riuscirà a fare qualcosa di meglio, la bravura c’è, basta approfondire un po’ la conoscenza delle proprie possibilità, sempre se non ci si accontenti di sfornare sempre album riusciti a metà o giù di li.

Voto: 6+/10


Tracklist:
  1. New life
  2. Iron curtain
  3. The sign
  4. Revenge is sweet
  5. In memory
  6. Awaken the monster
  7. Rise of the empire
  8. When darkness falls
  9. Fortress of solitude
  10. Through the fire
  11. Victory

Home Page:
    http://www.gaia-epicus.com

Autore: Guybrush
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